La città di Tivoli (53.000 ab.) si trova alle pendici occidentali dei monti Tiburtini, rilievi di modesta entità ad est di Roma, lungo il fiume Aniene presso la grande cascata. Insieme al suo territorio ha goduto fin dai tempi antichi condizioni favorevoli sia dal punto di vista climatico che strategico, dal momento che controllava tutti i traffici da e per l'Abruzzo. La ricchezza delle acque favorì nelle diverse epoche l'impianto di grandi complessi architettonici.
Battezzata Sicelicon dal primitivo nucleo di Siculi che la fondarono, Tivoli assunse la sua identità caratteristica a partire dalla dominazione romana, nel 338 a.C. In quell'anno la città, che era stata colonia greca di Tibur nonché alleata dei Galli, fu conquistata dall'esercito romano di Furio Camillo. Nella pace che seguì, Tivoli perse ogni possibilità di politica autonoma. Ma presto la sua posizione panoramica, sui Monti Tiburtini, e la pace ispirata dal fiume Aniene, con i suoi giochi d'acqiua, catturò il cuore dei Romani che vi costruirono ville sontuose, templi, terme e teatri per il tempo libero. Con la decadenza di Roma, anche Tivoli terminò il suo periodo di massimo fulgore. Conquistata nel 1001 da Ottone III, attraversò il periodo delle lotte fra Papi e Imperatori traendo forza da una rinnovata coscienza comunale, che ebbe la sua massima fioritura nelle arti e nelle istituzioni cittadine del XII e XIV secolo.
Il processo urbanistico ha di poco modificato l'impianto romano originario, con trasformazioni in epoca medioevale, rinascimentale e ottocentesca; mentre a seguito delle pesanti distruzioni, più massiccio è stato l'intervento dopo la seconda guerra mondiale. L'origine della città, secondo la tradizione, risale al 1215 a.C. e coincide con la formazione del villaggio latino Tibur nel luogo dell'acropoli, passato poi nel 380 a. AC, sotto l'influenza di Roma. Del IV secolo a.C. sono le mura difensive che circondavano l'acropoli e l'antica contrada di S. Paolo.
Nel II secolo a.C. la città fu oggetto di una consistente trasformazione urbanistica che vide la costruzione di imponenti edifici pubblici, quali il Tempio di Ercole Vincitore sulle cui rovine si sovrapposero prima un convento poi opifici e cartiere e il Tempio della Tosse. Sempre nello stesso periodo fu edificato il Foro, ove sarebbe sorta l'attuale piazza del Duomo. Sull'acropoli furono eretti i templi più famosi di Tivoli, trasformati nel medioevo in chiese.
Dopo la fine dell'impero alla città romana si sovrappose quella medievale. Tivoli mantenne una discreta posizione di autonomia politica fino all'alto Medioevo.
Con Federico Barbarossa la città tornò ai precedenti splendori: furono elevate le nuove mura cittadine (1155) che ampliarono notevolmente l'area urbana, all'interno della quale fra I'XI ed il XII secolo, furono edificate numerose case torri dislocate nei punti strategici della città. Nello stesso periodo furono eretti il palazzo dell'Arengo, la Torre del Comune e la Chiesa di San Michele.
Più tardi Tivoli sarà divisa in quattro contrade - Castrovetere, San Paolo, Santa Croce e Trevio. Nel 1461 fu costruita la Rocca Pia dal Papa Pio II al fine di assoggettare definitivamente la città al potere pontificio. Con la nomina a governatore del Cardinale Ippolito d'Este fu realizzata la straordinaria Villa progettata da Pirro Ligorio, cui seguì la costruzione di pregevoli palazzi patrizi. Verso la fine del '500 si costruì, su un tratto delle mura romane, il nuovo palazzo comunale che avrebbe inglobato strutture medioevali.
In epoca barocca furono edificate le due principali chiese della città: la Cattedrale di San Lorenzo (1635-40) e la Chiesa del Gesù. Con la piena del fiume Aniene del 1826 la città subì gravi danni nell'abitato e si impose la risoluzione del problema mediante ingenti e spettacolari opere di deviazione del fiume: furono scavate due gallerie sotto il Monte Catillo che generarono la grande cascata con un salto di oltre 100 metri nel baratro di Villa Gregoriana. Nello stesso periodo fu data sistemazione definitiva a Piazza Rivarola e fu realizzato Ponte Gregoriano, che prende il nome dal pontefice che commissionò i grandi lavori di deviazione del fiume.
Attraverso i secoli, Tivoli è arrivata ai giorni nostri mantenendo un'identità ben distinta dalla Capitale, nonostante graviti di fatto nell'orbita dell'hinterland romano.

Personaggi celebri come Cassio, Traiano, Adriano, Mario Mecenate, Orazio, Quintilio Varo, Catullo, Properzio ebbero le loro residenze a Tivoli. Indubbiamente quella di Adriano è l'esempio più grandioso e meglio conservato delle ville che gli antichi Romani costruirono a pochi passi dall'Urbe.
Adriano
Personaggio inquieto ed intellettuale, incostante ed avventuroso, l'imperatore Adriano partecipò di persona alla progettazione dell'enorme complesso di edifici, costruito tra il 118 e il 134 d.C. su un'area di 120 ettari di terreno. Tra i vasti e lussureggianti giardini della Villa sorsero edifici, statue, terme e giochi d'acqua che ricordavano i monumenti e i luoghi che avevano catturato l'attenzione dell'imperatore nei suoi viaggi verso Oriente, in particolare nell'amata Grecia. Sorsero così delle versioni in miniatura del Liceo, dell'Accademia e della Stoà Poikile, tutti famosi edifici dell'Atene del V e IV secolo a.C. Da non perdere il "Canopo", lungo bacino d'acqua circondato da portici ed aiuole, e concluso da un grande ninfeo a forma di esedra, probabilmente utilizzato per banchetti all'aperto; il monumento si ispirava alla città egiziana di Canopo ed al lungo canale che la collegava ad Alessandria. Nonostante gli elementi architettonici e scultorei più preziosi siano oggi conservati nei maggiori musei di Roma e del mondo, nella villa restano numerosi esempi dello splendore del complesso e della genialità del suo ideatore: dal Pecile d'ingresso, monumentale quadriportico che corre attorno ad un giardino con piscina, alle Terme con Heliocaminus, particolare ambiente riscaldato per mezzo di stufe e raggi solari, sorprendente per la sua modernità.
Ma il luogo più singolare ed affascinate è forse il Teatro Marittimo; destinato all'imperatore per i suoi momenti di quiete, l'edificio di forma circolare racchiude a sua volta un'isola tonda circondata da un bacino d'acqua. Collegati alla terraferma da due ponticelli girevoli, un'abitazione ed un piccolo impianto termale offrivano uno spazio dove appartarsi tra ogni comfort, in una vera e propria oasi di relax.

Nella località di villeggiatura destinata all'otium degli antichi Romani non poteva mancare un circo destinato ai giochi dei gladiatori e alla caccia con le fiere.
Anfiteatro di Bleso
Sono conservate a Tivoli due epigrafi del II secolo d.C., dove si legge che un certo Marco Tullio Bleso spese 200.000 sesterzi per inaugurare l'anfiteatro cittadino intorno alla metà del II secolo e che nel 184 d.C. M.Lurius Lucretianus vi indisse dei giochi. Ma fino a pochi decenni fa le speranze di trovare l'edificio erano minime poiché Pio II nei "Commentarii" ne ricordava la sua distruzione in età medievale, dovuta alla costruzione della rocca.
Fu nel 1948, durante gli scavi per l'apertura dell'attuale via A. Moro, che tornarono alla luce alcuni elementi della curva settentrionale ed il lato orientale dell'arena. Questo dimostrava che l'Anfiteatro era stato solo rimaneggiato in epoca medievale: la sua struttura era stata livellata ai piedi della fortezza per eliminare ogni possibile riparo da eventuali attaccanti ed interrata per il resto, troncando i muri all'altezza di tre metri.
Gli scavi, che si sono estesi al lato nordoccidentale dal 1957 fino ai giorni nostri, hanno ricevuto particolare impulso in occasione del progetto di riqualificazione del territorio di Tivoli.
L'Anfiteatro, di pianta ellittica, è stato completamente restaurato e misura 85x65 metri. L'arena, di 60x50 metri, è circondata da un Ambulacro continuo.
Nulla rimane delle gradinate. Le murature sono in opera mista di reticolato di tufo e liste di mattoni.
Terme Acque Albule
Le sorgenti carbonico-sulfuree delle Acque Albule, che scaturiscono dai due laghi Regina e Colonnelle a nord della Via Tiburtina, a circa venti chilometri da Roma e ad otto da Tivoli, conservano il nome che ebbero sin dall'antichità: Acque Albule, a causa dall'antichità a causa del colore biancastro (dall'aggettivo latino "albula"= acqua di colore biancastro), dovuto all'emulsione gassosa che si forma in superficie quando, al diminuire della pressione, si liberano anidride carbonica e idrogeno solforato prima disciolti nell'acqua.
Ancora oggi note per l'utilizzazione terapeutica che se ne fa nell'omonimo stabilimento termale, erano ben più famose nell'età romana, addirittura circondate da un'aura miracolistica perché ritenute capaci di guarire ogni male. Vennero spesso menzionate dagli scrittori latini e celebrate per le loro virtù terapeutiche e medicamentose. Plinio Secondo il Vecchio, riferì che"i soldati feriti in battaglia erano condotti alle Acque Albule come nel miglior luogo di cura, donde tornavano sanati" (Hist. Lib XXXI, 6), mentre Archigene da Apamea, medico celebratissimo, vissuto sotto l'imperatore Traiano esaltò la qualità delle acque sulfuree indicando come queste fossero efficaci nella cura delle malattie dello stomaco e nella medicamentosi delle piaghe e delle ulcere.
Virgilio ne parlò nell'Eneide, Nerone le fece confluire fino alla Domus Aurea utilizzando l'acquedotto Marcio, mentre l'imperatore Adriano le utilizzò per alimentare le numerose piscine della sua sontuosa villa (Villa Adriana). Infine, Cesare Augusto, che pare soffrisse di gotta, trasse enorme beneficio dai bagni solfurei, tanto che decise di far costruire dall'architetto M. Vipsanio Agrippa un sontuoso edificio termale, del quale sono ancora visibili i massicci ruderi.
Nella tarda età Imperiale, le Terme di Agrippa conobbero il massimo splendore, poi vennero quasi completamente dimenticate: furono saccheggiate, spogliate degli ornamenti e caddero in rovina.
Solo nel Rinascimento illuminati signori le riscoprirono apprezzandole nuovamente: il Cardinale della Queva riaprì il canale di deflusso acque mentre il Cardinale Ippolito d'Este, dopo essersi valso di queste acque per la sua malferma salute, realizzò l'inalveamento del canale e tentò per primo dei sondaggi nella profondità dei laghi. Proprio per le virtù curative delle Acque Albule, che gli erano state consigliate dal medico di Francesco I per la cura della gotta, il Cardinale Ippolito d'Este, di famiglia potentissima, chiese ed ottenne il governo della città di Tivoli, ove costruì la notissima Villa d'Este, in collina, per allontanarsi dalla zona paludosa e malsana che circondava le sorgenti.